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Chi siamo oltre le etichette?

Come si fa esprimere se stessi al 100% in un paesino dove i pettegolezzi sono all’ordine del giorno? Dove sperimentare per capire chi sei, diventa difficile perché poi, ognuno ha un’opinione di te e ti ritrovi incastrato in una definizione che ti è stata attribuita?

Come si fa non lo so.


Ho sempre amato sperimentare, cambiare strada, opinioni, colore dei capelli.

La cosa assurda è che io, non avevo paura di sbagliare, avevano paura gli altri.

Paura che non rientrassi negli schemi, che non rispettassi il ruolo che mi era stato cucito addosso senza che io lo scegliessi.


Eppure, ogni volta che lo facevo, che sperimentavo o sbagliavo, sentivo attorno gli occhi degli altri diventare più pesanti, come se, non aspettassero altro per puntarti un dito contro.


Credo che, nessun essere umano abbia le carte per poter criticare le scelte altrui e che ognuno di noi, debba sentirsi libero di camminare sulla propria strada, di tornare indietro sui suoi passi se necessario, e di costruirsi un sentiero tutto nuovo.


Per queste ragioni forse, sono sempre andata via dalla mia città.

Per alcuni è una "fuga", per me invece è come scegliere di non mettere più qui jeans che ormai, mi andavano troppo stretti.


Mi sono chiamata a prendere il coraggio di sperimentare, di provare altri modi e di vivere in altri mondi.

Ritrovarmi a essere così piccola e insignificante, da poter davvero reinventarmi ogni giorno.




Ci sono luoghi in cui essere davvero se stessi è una sfida.


Soprattutto nei piccoli paesini e città, dove i pettegolezzi volano più veloci del vento e l’opinione degli altri sembra avere più voce della tua.

Ma tu puoi sempre scegliere di non lasciarti toccare.


In certi luoghi, in alcuni contesti, basta cambiare qualcosa, che sia un’idea, un percorso o persino il colore dei capelli, per ritrovarsi subito catalogati e definiti da chi crede di sapere ogni cosa.


La verità è che nessuno conosce davvero la storia interiore di un’altra persona.

Nessuno vede i tentativi, le cadute, il bisogno di sperimentare per capire chi si è davvero.


Eppure, nei paesi piccoli, sbagliare, spesso viene vissuto come una colpa.

La gente ha paura di ciò che non rientra negli schemi.

Paura del cambiamento, paura di chi si permette di cercare nuove strade anche quando sembrano far paura o non portare da nessuna parte.


Ci sono persone che scelgono di allontanarsi da quei contesti.

Non per fuggire, come molti pensano, ma per poter finalmente respirare.


Per ricominciare dove nessuno le conosce, dove non esiste un’etichetta pronta ad aspettarle sulla soglia, dove l'identità può espandersi, cambiare forma.

Mutare ogni volta che serve.


La distanza, a volte, diventa un modo per rinascere.

Per sentirsi piccoli in un mondo grande.


La cosa più importante che si impara è questa: nessuno è obbligato a rimanere dove si sente incastrato. Non c’è valore nel vivere all’interno di un ruolo imposto, quando dentro si sente il richiamo dell'altrove.


L’identità non è una linea retta. È un processo continuo, fatto di prove, errori, passi avanti e passi all'indietro.


È metamorfosi.


Significa reinventarsi ogni giorno senza dare spiegazioni a nessuno.


Liberarsi dal giudizio interno ed esterno, diventa allora un atto di coraggio.

Un modo per reclamare la propria libertà, per smettere di appartenere agli sguardi degli altri e ricominciare ad appartenere a se stessi.


E un giorno, se vorremo, torneremo anche nei luoghi da cui siamo partiti.

Ma ci torneremo diversi, liberi, senza la necessità di essere capiti da tutti.


Perché una persona può cambiare mille volte nella vita.

E ogni volta può scegliere chi essere davvero.


Abbraccia ogni tua fase, ogni sfaccettatura del tuo essere.


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